La sindrome dell’eterno viaggiatore

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Oggi non è un giorno qualsiasi. Sono di nuovo in aeroporto, ad aspettare l’ennesimo volo di questi ultimi mesi. Faccio il check-in, ordino un caffè, apro l’editor di testo del mio blog e provo a riordinare una miriade di ricordi e pensieri cercando di buttar giù in poche righe le mie sensazioni in questo momento.

Strano, stranissimo quello che un viaggiatore sente in aeroporti, aerei, treni e bus, hotel e ostelli, o semplicemente camminando per le strade di una nuova città. Le sensazioni di chi ha deciso di chiudere la sua vita in uno zaino da 10 kg, salutare amici e parenti e partire.

Partire per un viaggio che dura ormai da diversi anni, alla costante ricerca del mio posto nel mondo che forse non ho così fretta di trovare: c’è chi la chiama wanderlust, chi invece “sindrome dell’eterno viaggiatore”.

Per me è semplicemente la voglia di non avere limiti, disegnare la vita secondo le mie necessità, abbattere gli schemi e la routine che spesso uccide i nostri sogni.

Sono partito a settembre 2016 da Bogotá per tornare a vivere in Messico, una delle nazioni di cui sono follemente innamorato e che di tanto in tanto riaffiora nella mia mente come la nazione in cui un giorno deciderò di fermarmi.

Da settembre ad oggi sono passato dalla Spagna e dall’Italia, poi Thailandia, Singapore, Taiwan, Macao, Hong Kong, Vietnam.

Fare colazione a Taipei, pranzare a Macao, prendere il traghetto e arrivare a Hong Kong in tempo per la cena.

Oppure camminare per le strade di Bangkok e conoscere i migliori caffè, bar e ristoranti. Tornare a Singapore e innamorarmi per la seconda volta di questa affascinante città-stato.

Solo qualche anno fa sognavo uno stile di vita nomade, una vita itinerante viaggiando e vivendo in varie città del mondo. Ero affascinato dalle differenti culture, dalla possibilità di conoscere gente da tutti gli angoli del globo e provare cibi esotici, volevo diventare cittadino del mondo.

Siamo una generazione di sognatori, viaggiatori, nomadi digitali; abbiamo il mondo a portata di click, basta solo decidere di cambiare, prendere qualche rischio e seguire il proprio istinto.

Perdersi, per trovare la propria strada e per continuare passo dopo passo a scrivere le proprie regole. Abbiamo talmente tante opzioni a disposizione che non ha senso fermarsi in una nazione che ci va stretta.

Se hai un sogno inseguilo, costi quel che costi. Ci saranno momenti in cui ti sembrerà strano, quando amici e parenti diranno che sei matto e che la tua idea è una follia, altri momenti in cui ti pentirai lungo il percorso e ti chiederai chi te l’ha fatto fare. Ma non importa, non ascoltare quelle voci e fissa bene in testa il tuo obiettivo.

Prendi una decisione importante, fai un viaggio con biglietto di sola andata, reinventati e comincia un nuovo percorso della tua vita.

Vivi la vita che hai sempre sognato.

La vita che personalmente ho sempre sognato è proprio questa: la libertà di vivere in qualsiasi parte del mondo, cambiare quando ne sento il bisogno, rallentare il ritmo quando invece ho bisogno di tranquillità.

Sindrome eterno viaggiatore

Chiudo il computer, passo i controlli e mi avvio verso il gate per salire sull’aereo; ancora pochi giorni e tornerò nella città da cui sono partito circa 6 mesi fa.

Per chiamarla casa per qualche mese, per riordinare le idee e capire in quale direzione proseguire. Fino al prossimo biglietto di sola andata.

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