Vivere a Londra, le mie emozioni

Shares

Mi risveglio a 30 anni e 1 giorno a due settimane di distanza dal giorno in cui farò di nuovo i bagagli dopo quasi due anni passati a vivere a Londra, con un po’ di mal di testa dovuto ai festeggiamenti del mio compleanno 🙂 , una canzone fissa nella testa (Stubborn Love – The Lumineers, che potete ascoltare qua sotto) e flashback di tutto quello che è successo in questa città.


Sto per lasciare Londra e i ricordi di questi 21 mesi in Inghilterra stanno facendo a gara nella mia testa per riaffiorare, tra i volti delle persone che ho conosciuto e tutto quello che mi è successo durante la mia permanenza. Ho visto persone arrivare e andarsene dopo poche settimane, o mesi.

Ero convinto non sarebbe arrivato il mio momento di fare i bagagli, ma il mio istinto mi ha suggerito di farlo. Non so se sarà giusto o sbagliato, so solo che una nuova avventura mi attende, da qualche altra parte del mondo. Nel frattempo voglio provare a scrivere alcuni di questi ricordi, emozioni ed insegnamenti che mi ha dato Londra per poterli condividere con voi e avere l’occasione di rileggerli fra qualche mese o anno e ripensare alla mia esperienza in UK. E magari farvi venire voglia anche a voi di vivere a Londra 🙂 .

Ricordo il mio arrivo, il 21 Dicembre 2011 e il cielo era grigio. Ma il mio umore no. Ero la persona più felice del mondo, con tanti sogni e progetti che mi passavano per la testa, convinto che li avrei realizzati tutti. Ricordo ancora il mio arrivo a West Brompton, la prima Oyster e l’ingresso sulla Tube, direzione Kentish Town, dove avrei passato il primo mese in un residence per studenti. I primi giorni a camminare tra le luci natalizie, un colloquio di lavoro e un party di Natale in un pub, a parlare con sconosciuti.

Ricordo i primissimi amici, una ragazza portoghese e un ragazzo russo che sarebbe diventato il mio primo compagno di stanza, il mio roommate. Ero arrivato da due settimane ed ero impaziente di conoscerlo, la mia stanza su Londra era ancora vuota. E poco importava se parlava nella sua lingua mentre dormiva, o al pub ordinava the anzichè birra o vodka, come ti aspetti da un russo. Faceva freddo, era pieno inverno, ma non lo sentivo.

la mia finestra su Londra

Ricordo tanti colloqui di lavoro e il primo impiego in un ristorante, St. Paul’s Cathedral come cornice. Attraversavo il Millennium Bridge per andare a lavorare la mattina, guardavo il Tamigi, lo Shard in costruzione, il Tate Museum e i palazzi intorno. Sembrava un sogno, ma si è trasformato in un incubo. Esperienza lavorativa da dimenticare. Ricordo le camminate a Parliament Hill (Gospel Oak nel frattempo era diventata la mia nuova casa) per riordinare le idee. Avevo sempre quei progetti e sogni nella testa da realizzare; le mattine passate in biblioteca, su Gumtree e un lavoro in un club a Camden Town nel frattempo caratterizzavano le mie giornate. Erano passati tre mesi dal mio arrivo e dovevo accelerare i tempi se volevo prolungare la mia permanenza londinese, dovevo trovare un lavoro a Londra.

Finalmente la chiamata per un Internship, mi ritrovai in un ufficio di una startup nel settore Gambling a lavorare a progetti di Online e Digital Marketing. Poco importava se l’ufficio era in zona 6 di Londra, ero diventato anch’io un commuter. Tre mesi con due lavori, le birre con i colleghi e poco tempo libero. I miei sogni però stavano prendendo forma, più veloce di quanto pensassi.

parliament hill londra

Anche le mie abitudini nel frattempo stavano cambiando, stavo diventando un po’ più inglese. O Londinese. Mi sono abituato a dormire con una tenda al posto delle tapparelle e con quella luce fastidiosa che entra nella tua camera fin dalle prime ore del mattino, ad utilizzare rubinetti con acqua calda e fredda divisi, a pranzare sulla scrivania dell’ufficio con qualche serie televisiva in streaming sul pc – How I Met Your Mother e Friends hanno caratterizzato le mie pause pranzo per molti mesi.

Ho cominciato a dire alla gente che mi chiamavo Luca, per comodità, e ho provato a spiegare che la carbonara si fa senza panna, o funghi o altri strani ingredienti. Ho imparato a camminare per le strade di Londra e prendere la tube senza bisogno di una mappa, conoscevo quelle strade e quelle linee sotterranee. Ho incominciato a rispondere alle domande dei turisti e consigliare quale direzione seguire, cosa vedere e cosa fare. Ho iniziato a frequentare posti Come Costa o Caffè Nero e sprofondare su quei comodi divanetti sorseggiando un cappuccino, a frequentare pub più di quanto già non facessi e a volte bere la prima pinta verso le 5 di pomeriggio come da tradizione inglese. Ho imparato che se il tuo capo inglese dice “let’s go to the pub for a few drinks“, alcuni non è la traduzione più corretta per few (la foto qui sotto si riferisce al Christmas Party aziendale, ore 5 appunto di un tranquillo mercoledì pomeriggio di Dicembre).

christmas party londra

Londra è stata anche crudele a volte; il costo della vita, il cielo grigio, il vento gelido che ti entra nelle ossa anche a fine Giugno. Coinquilini che non lavano i piatti, o peggio ancora che non si lavano. Ho imparato a camminare più di quanto immaginassi per non spendere i soldi delle corse della metro o del bus; risparmiare diventa difficile in una delle città europee con il costo della vita più alto in assoluto.

Gli spifferi che entrano dalle finestre della tua camera, le dimensioni della tua stanza in una casa presa con altri 10 coinquilini e magari un solo bagno, perchè se vuoi vivere vicino al centro queste sono le condizioni e non ti puoi permettere di spendere tutto il tuo stipendio mensile nell’affitto. E la solitudine e la malinconia sono sempre li, pronte ad entrare in gioco e poco importa se prendi un bus e ti ritrovi a Piccadilly Circus dove milioni di turisti scattano foto e altri milioni di persone vorrebbero essere li in quello stesso momento. Loro sono turisti e tu ci vivi, e viverci in una città cambia il tuo punto di vista. Inevitabilmente.

regents street vivere a londra

Ma vivere a Londra mi ha rafforzato in qualche modo, ho imparato una lingua e a cavarmela in una città non proprio amichevole, con orari di lavoro a volte assurdi e stipendi ridotti. Con pochi amici perchè quando tu sei off gli altri lavorano, e viceversa. Oppure perchè quello che è stato il tuo migliore amico per molto tempo decide improvvisamente di tornare nel suo paese d’origine.

Ma Londra è fatta così; più la ami e più la odi, prendere o lasciare. Perchè nel frattempo sei cresciuto e hai realizzato i tuoi sogni, e non importa se hai vissuto qui 6 mesi, 1 anno o 2. Hai imparato anche tu a correre alla stessa velocità di Londra e cambiare, adattarti di volta in volta alle situazioni più disparate, di vita e lavorative. Che cosa posso dire di questa esperienza? Che è stata la più importante e intensa della mia vita e questa città ora è parte di me.

Ti lascio perchè credo che sia il momento giusto per andare, mentre tutti i ricordi del tempo passato insieme sono ancora vivi dentro di me. Mi mancherai, ne sono certo. Manchi già se devo essere sincero.

Chissà che un giorno le nostre strade torneranno di nuovo a incrociarsi, da romantico e sognatore lo spero, ma adesso è tempo di intraprendere una nuova esperienza. Ci sono così tante cose che abbiamo vissuto insieme e solo tu conosci tutto quello che abbiamo passato e le mie emozioni, tienile strette perchè io farò lo stesso.

Grazie Londra, a presto.

Shares

3 commenti su “Vivere a Londra, le mie emozioni”

Lascia un commento

  1. Londra….bella e crudele..mi ricordo le due foto con i bus! hihi ora che ci torni da nomade digitale riuscirai a mantenerti? scusami la curiosità 🙂

    • Eh si Laura… bella, crudele e costosa 🙂 sto valutando proprio in questi giorni se fermarmi qui qualche mese come avevo previsto, oppure ripartire verso altre destinazioni più economiche. Forse farò di nuovo lo zaino prima di quello che pensavo 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *